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Appunti d'arte nella collezione di maglieria TitìMilano 2017

Appunti d'arte nella collezione di maglieria TitìMilano 2017

Appunti d'arte nella collezione di maglieria TitìMilano 2017
Viaggiare è una delle mie più grandi passioni, oltre che fonte inesauribile di ispirazione.
Come ogni creativo che si rispetti, sono sempre alla ricerca di nuovi stimoli e nulla è più interessante di cambiare scenario per un po’, immergendosi in una realtà e umanità differente.
Nonostante mi piacciano le mete esotiche, soprattutto se sono occasione per qualche giorno di totale relax, quando devo scegliere una destinazione preferisco sempre visitare una città.
Le grandi metropoli sono affascinanti per la loro densità di messaggi e di cultura, sono in costante movimento, sono lo specchio che riflette nel modo migliore il nostro contemporaneo.
Prima di partire per gli Stati Uniti avevo stilato un elenco di tutte le cose che avrei voluto vedere e, avendo poco tempo a disposizione, avevo faticato non poco nella selezione.
Tra le tappe dei pochi giorni newyorkesi non potevano assolutamente mancare il MOMA e il Guggenheim.
Sapevo che lì avrei trovato esposti molti artisti contemporanei che adoro, e che tornano come ispirazione sottile nelle mie collezioni di maglieria.
Tra i pittori che mi incuriosivano di più c’era Marc Rothko: mi affascinava il suo uso del colore e, confesso, volevo assolutamente vedere dal vivo uno dei quadri dell'artista che detiene il record dell’opera contemporanea più cara al mondo. Quando mi sono trovata al cospetto di quelle enormi tele sono rimasta senza parole. I colori, che visti online erano piatti, sembravano muoversi, come fossero vivi, la materia era così pastosa da essere tridimensionale, e rifletteva la luce assumendo infinite sfumature. Le tinte, perlopiù calde, erano dense e profonde: ed erano i miei colori.
Ero frastornata ed emozionata, e da allora Rothko è diventato il mio pittore contemporaneo preferito. Quindi capite bene che non potevo non dedicare a lui una parte della mia collezione di maglieria.
Non è stato semplice trasformare le mie sensazioni in maglie: volevo realizzare qualcosa che avesse la stessa densità cromatica, la stessa consistenza, gli stessi contorni incerti e nebulosi visti nelle tele. E’ venuto in mio aiuto il mohair, un filato che amo moltissimo per la sua morbidezza setosa.
Così sono nati Dalì e Matisse, il bomber e il girocollo a quadri jacquard: il disegno crea dei campi di colore accostati ma la particolarità del mohair rende i loro bordi quasi fumosi, così che un colore sconfina nell’altro. Sono capi moderni e giovanili ma anche molto raffinati, dove il check e il taglio casual contrastano con l’aria materica del superkid mohair.
Devo dire che sono tra le mie creazioni preferite, sono maglie dove sento di aver messo davvero qualcosa di me, un’esperienza vissuta, delle emozioni provate concretamente.
Questa è la magia dell’essere una designer: avere la possibilità di comunicare agli altri il proprio messaggio e le proprie passioni, usando il mezzo espressivo più congeniale.
E io ho scelto la maglia.
A presto

Francesca
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