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"Jacquard à porter" e "Jacquard mania": da dove arriva la nostra passione.

"Jacquard à porter" e "Jacquard mania": da dove arriva la nostra passione.

"Jacquard à porter" e "Jacquard mania": da dove arriva la nostra passione.

Come potete constatare già dalla nostra homepage, la collezione primavera-estate 2018 di TitìMilano è online e disponibile per gli acquisti sul sito.

Come vi avevamo annunciato, annovera diversi capi caratterizzati da una sofisticata lavorazione jacquard, tanto che nella home page abbiamo intitolato il nuovo corso "Jacquard à porter" e "Jacquard mania". Con questo post vogliamo tracciare una breve storia di questa lavorazione.

La sofisticata lavorazione jacquard che caratterizza la collezione primavera-estate 2018 di TitìMilano si ispira a un motivo pittorico, complicato e bellissimo, che compare sulla copertina del catalogo e ha fatto da simbolo a una mostra tenutasi a Firenze qualche tempo fa: "Risorgimento della maiolica italiana: Ginori e Cantagalli".

L'immagine che mi ha rapita è, infatti, quella del soffitto in maiolica della loggetta del museo Stibbert di Firenze, realizzata da Cantagalli tra il 1889 e il 1892. Un pattern che dona ai capi su cui è riprodotto - i pantaloni Arp, la maglia Mitchell, il bomber Chase e il gilet Balla - una ricchezza e una sontuosità che evocano istantaneamente il lusso del passato. Come non pensare, infatti, ai tessuti molto elaborati che si usavano soprattutto un tempo, sia nell'abbigliamento che nell'arredamento, come i damaschi, i broccati e i gobelin.

Non c'è nulla da fare: una maglia a lavorazione jacquard, con mix di colori decisi e bagliori metallici come quella che presentiamo nella collezione primavera-estate 2018 di TitìMilano, ha il potere di esprimere un'idea di moda preziosa, esclusiva, quasi regale.

E se la maglia jacquard, realizzata per la collezione primavera-estate 2018 di TitìMilano, ci ricorda tessuti jacquard come damaschi, broccati e gobelin, vale la pena ripercorrere la storia di questa lavorazione e citare le realizzazioni più significative che si sono susseguite nel tempo, fino ad arrivare fino a noi.

La tecnica jacquard prende il nome dal suo inventore, il francese J.M. Jacquard, vissuto fra la fine del Settecento e l'inizio dell'Ottocento. Grazie a lui, innumerevoli fili colorati, comandati da un sistema a cartoni perforati, applicato alle macchine per maglieria che lavoravano il jersey, vengono lavorati insieme, fino a creare dei pattern. Prima di questa fondamentale innovazione tessile, le lavorazioni multicolori ebbero origine, molto probabilmente, nel bacino medio-orientale, per poi essere importate in Europa intorno al XII secolo.

La fase artigianale della maglieria multicolor è legata soprattutto alle isole anglosassoni, dove le donne che lavoravano a maglia furono influenzate da pattern spagnoli e scandinavi, essendo le isole punto di passaggio di mercantili. In questo contesto multiculturale presero forma jacquard ante litteram riconoscibili per le loro geometrie colorate e ripetute, disposte in senso orizzontale o verticale. Motivi diventati poi tanto popolari da diventare dei classici, ripescati a più riprese nel corso della storia della moda. Un esempio è rappresentato dalle calze Argyle delle Highlands scozzesi, in uso dal 1600 circa. Queste calze a rombi, progenitrici delle Burlington (tanto per intenderci), erano confezionate a mano con due ferri da maglia, lasciando a vista sul retro i tipici "fili flottanti", cioè non lavorati.

A rendere un must le lavorazioni jacquard contribuì anche il principe di Galles con i suoi pullover Fair Isle, come quello che indossa in un un famoso ritratto di John St. Helier del 1922 circa, conservato a Leeds. Il salto dal jacquard artigianale al jacquard industriale avvenne con le prime macchine per maglieria a vapore, introdotte alla fine del Settecento, che diedero un contributo nel migliorare la tecnica dei disegni multicolor, evitando, ad esempio, gli spiacevoli fili flottanti sul rovescio con l'impiego di doppie fronture e della tecnica a maglia doppia. La maglieria jacquard, a differenza dei tessuti jacquard (damaschi, broccati e gobelin), è stata per anni legata all'abbigliamento casual, come, del resto, la maglieria nel suo complesso.

Fu la rivoluzionaria della moda Coco Chanel a introdurre la maglieria nell'abbigliamento moderno da giorno della donna degli anni Venti per rispondere all'esigenze delle signore dell'epoca di vestire in modo più comodo e pratico, anche in relazione al ruolo più attivo che stavano assumendo all'interno società durante la prima guerra mondiale.

Se Coco Chanel sdoganò definitivamente la maglieria all'interno dell'abbigliamento quotidiano delle lady degli anni Venti, un'altra importante stilista nello stesso periodo fu in grado di dare un tocco chic anche alle lavorazioni jacquard.

Fu l'italiana, parigina d'adozione, Elsa Schiaparelli, che nel 1927 si inventò il maglione trompe l'oeil nero con grande fiocco bianco sul davanti, realizzato grazie a una tecnica appresa dalle magliaie armene. Un modello che spopolò e indusse l'eclettica creativa, vicino al movimento surrealista, a realizzare anche maglie con tatuaggi con cuori trafitti e scritte allusive come sul petto di un marinaio o il disegno di uno scheletro umano così come appare in una radiografia. Esiti certo molto audaci, che Vogue America definì "opere d'arte".

Ma Elsa Schiaparelli era decisamente un personaggio sopra le righe, come si apprende leggendo la sua autobiografia "A Shocking Life". Negli anni Cinquanta le lavorazioni jacquard erano presenti trasversalmente nel guardaroba di ogni donna, partendo dai maglioni per la montagna alle giacchine in maglia per le occasioni informali. Nel decennio successivo le fantasie jacquard iniziarono a essere realizzate da macchine automatizzate e alcune case di moda, come la Missoni, ne fecero il centro della loro ricerca, sperimentando e intervenendo sulle macchine stesse per incorporare in modo innovativo colori e motivi e ottenere effetti sempre più gradevoli e sorprendenti, ispirati anche dalla natura.

Anche un'altra stilista italiana lavorò molto sulla maglieria: Krizia. I suoi capi clou riproducono le effigie di animali selvaggi con un forte impatto grafico, in stretta correlazione con il linguaggio della pop art. Sono disegni realizzati però attraverso la tecnica dell'intarsio, ancora più complessa di quella jacquard.

In tempi più recenti, molti designer si sono cimentati con fantasie jacquard, a partire da Dolce & Gabbana che ne hanno fatto il leitmotiv dell'intera collezione D&G dell'autunno-inverno 2010/2011, ma penso anche a Alexander McQueen, di cui più proposte sono pervase da motivi Fair Isle, come pure a Vivienne Westwood, che si rifà alla tradizione più anglosassone di questa lavorazione per farne, come piace a lei, un uso ironico e irriverente.

Questa stagione è toccato a me subire il fascino della lavorazione jacquard: come l'ho interpretata è noto. Non ho certo la pretesa di rappresentare una pietra miliare del genere, ma i miei capi, ve lo assicuro, sono molto curati, raffinati ed esclusivi, come emerge dalle belle foto della campagna pubblicitaria che trovate in homepage.

Per approfondire andate pure alla pagina dedicata alla vendita online e scegliete il vostro capo preferito!

A presto

Francesca

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