Menu

Non hai articoli nel carrello.

SPEDIZIONE E RESO GRATUITI IN TUTTA ITALIA

dolcevita Klimt in yak: morbidissimo ed ecologico.

dolcevita Klimt in yak: morbidissimo ed ecologico.

dolcevita Klimt in yak: morbidissimo ed ecologico.

Oggi voglio parlarvi del modello Klimt, il mio dolcevita in yak, uno dei capi basic che preferisco e che inserisco immancabilmente in ogni collezione invernale. Si tratta di una maglia a collo alto in yak elasticizzato, che trovate disponibile, nello shop online del sito titimilano.com, in ben sette colori.

Klimt è un classico dolcevita dalla vestibilità regolare (ho scelto, infatti, di puntare su un'aderenza moderata, adatta a tutte le donne e non solo alle magrissime) e in tinta unita in nuovi, sobri, eleganti e sofisticati toni dell'inverno. Una maglia elegante, calda, morbida e dallo stile bon-ton, da abbinare con facilità al pantalone classico con la riga o alla gonna tubino nel daily wear durante la settimana e al jeans nel tempo libero e nei weekend per un look beanti che fa tanto Haudrey Hepburn.

L'aspetto più interessante di questa maglia è, tuttavia, il filato in yak con cui è stata realizzata: una materia prima di grande qualità, che si sta progressivamente imponendo nella moda di alta gamma come alternativa eco-friendly al cashmere, prodotto dalle capre omonime. Forse non tutti sanno che lo yak è un bovino presente nell'altopiano del Tibet, nel Pamir e alle pendici dell'Himalaya, fino a 6mila metri di altezza. Considerato sacro dalle popolazioni locali, non viene in nessun caso ucciso ma utilizzato unicamente per il trasporto, il lavoro nei campi, il latte e la lana che produce. Ha un vello particolarmente lungo e coprente, per difendersi dalle rigide temperature invernali, che come colore naturale va dai ciuffi bianchi al nero prevalente, passando per varie tonalità del marrone.

Semplicemente pettinandone il manto in primavera si ottiene il fiocco di lana, senza dunque procurare all'animale danno o sofferenza. Un aspetto, questo, non così scontato, se si pensa che nella produzione di alcune lane, soprattutto negli allevamenti intensivi dell'Australia, sono utilizzate pratiche cruente come il mulesing, che ledono i diritti degli animali. Mentre all'allevamento sostenuto di capre cashmere è collegato il problema ambientale della desertificazione dei territori in cui pascolano.

Da questo punto di vista, l'utilizzo di lana di yak è quindi estremamente eco-friendly e sostenibile sotto ogni profilo. Dalla pancia e dal sotto pelo dello yak si ricava un vello morbido e prezioso che dà origine a un filato nobile, pregiato, soffice, caldo e robusto, almeno quanto il più famoso cashmere. Anche le finezze dei fili che si ottengono sono in linea con quelle tipiche del cashmere. Esiste, inoltre, un filato ancora più delicato e gradevole, ricavato dai piccoli di yak (fino a due anni di vita), chiamato super yak o baby yak. In generale, per le sue caratteristiche intrinseche lo yak è stato definito il nuovo cashmere, con in più il plus della eco-sostenibilità.

Personalmente l'ho scelto, nel realizzare il dolcevita Klimt, per la morbidezza e la gradevolezza della sua mano, che mi avevano davvero colpita in fase di selezione del filato. Il collo è una parte molto sensibile del nostro corpo, ed esige un filato particolarmente confortevole. Tuttavia, anche l'aspetto ecologico ha avuto il suo peso nella mia decisione: mi fa piacere contribuire all'obiettivo di produrre una moda che non faccia soffrire gli animali e non comprometta l'ambiente in cui viviamo. Sono una mamma, animata dalla volontà di realizzare delle pratiche sostenibili, in grado di consegnare ai nostri figli un mondo, se non migliore, almeno non irrimediabilmente compromesso. Credo che ognuno di noi abbia delle responsabilità in questo senso, che non si possono ignorare. Inoltre, anche sul fronte dei consumatori sembra che la sensibilità verso questi temi sia notevolmente aumentata.

Pare, infatti, che soprattutto i Millennials siano molto più interessati alla sostenibilità ambientale e sociale rispetto alle generazioni precedenti e, poiché questi sono i consumatori di oggi e di domani, da parte delle aziende della moda e del lusso - grandi o piccole che siano - si è scatenata la corsa a fare della sostenibilità il nuovo asset della crescita. Ci sono convegni, vengono commissionate ricerche e pullulano le iniziative sul tema.

L'ultima in ordine di tempo si è svolta a Milano, durante la recente settimana della moda, con i Green Carpet Fashion Awards, la Notte degli Oscar della Moda Sostenibile al Teatro alla Scala, che ha coinvolto oltre 30 stilisti, invitati da Lidia Firth (fondatrice e direttore creativo di Eco-Age e grande promotrice di un tessile-abbigliamento virtuoso) a creare outfit su misura sostenibili, per dimostrare che la moda green è qualcosa di decisamente glamorous e può contare su un seguito a livello globale. Una serata memorabile, che si ricorderà, tra le altre cose, per la standing ovation a Miuccia Prada, Giorgio Armani, Alessandro Michele (Gucci) e Pierpaolo Piccioli (Valentino), insieme sul palco, ma anche per il riconoscimento assegnato alla modella Gisele Bündchen, premiata per il suo impegno per l'Amazonia.

Tornando al mio tanto amato dolcevita Klimt in yak, anche voi acquistandolo avrete la possibilità di fare una scelta basata sulla bellezza ma anche sulla bontà, secondo l'antico concetto di origine greca del "bello e ben fatto”. Insieme alla volontà di fornire un capo passe-partout, caldo, morbido e dallo stile bon ton alla donna di oggi, è questo lo spirito che ha guidato in questo caso il mio lavoro di stilista di maglieria… Mi auguro possiate apprezzarlo!

A presto

Francesca

Recent Posts