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Quando l'active va in Crociera

Quando l'active va in Crociera

Quando l'active va in Crociera

Il mondo della musica continua a offrire spunti alla moda, che non manca, tuttavia, di ispirarsi alla tendenza atheisure: è questa la lezione che arriva dalla nuova collezione Cruise di Valentino, disegnata da Pierpaolo Piccioli, appena presentata a New York.

La cultura hip hop è la prima fonte di ispirazione per questa proposta che, come molti giornalisti hanno scritto nello loro recensioni, è un inno al free-style, in cui le culture metropolitane, lo sport, il Quattrocento e il precolombiano convivono e convergono, per delineare una moda intesa soprattutto come libertà, molteplicità e diversità.

Quello che personalmente mi ha colpito (anche perché più affine alle scelte stilistiche da me fatte nel disegnare la collezione primavera-estate 2017 di TitìMilano nel segno dello sport-chic) sono i tanti riferimenti al mondo dello sport attivo: in passerella hanno sfilato pezzi presi dal guardaroba dell'atleta e reinterpretati per essere di uso quotidiano, eleganti e raffinati. I pantaloni sono morbidi, scivolati e recano bande laterali come le tute (Vi ricordano qualcosa?), gli abiti sono sottolineati da zip di impronta active e impunture a contrasto, le maxi-borse, portate sotto il braccio, sembrano quelle da palestra, gli eleganti abiti solcati da pizzi see-through e ruches si portano con le infradito o con le ciabatte da piscina e i calzini in spugna, i trench sono in tessuto tecnico, le maglie in acetato: un athleisure in versione deluxe che gioca su colori forti (giallo, fucsia, verde) e dettagli unici.

Lo sport, inteso come riferimento ideale, modus vivendi, atteggiamento, sistema di segni, contamina tutto e permette a Piccioli una rilettura dei codici di Valentino: restano la grazia evanescente, la delicatezza, il grande savoir faire che trapela nelle lavorazioni e nei tagli, ma ogni pezzo assume connotazioni gym, si lascia attraversare dalle correnti metropolitane, ascolta e filtra la realtà multiforme del presente.

"Per l’ispirazione della nuova collezione sono partito dalla nascita dell’hip hop nel Bronx, qui a New York - racconta lo stesso Piccioli in un'intervista -. Mi appassionano molti aspetti di questo filone musicale. Il suo citazionismo di mondi e suoni diversi, fatti convergere con il free-style. La sua capacità di affermare una differenza, una diversità ponendosi come una contro-cultura rispetto al mondo dominante e alle istituzioni di riferimento. E infine la sua dimostrazione che spesso o quasi sempre il nuovo arriva dalla periferia del potere, una sorta di zona franca lontano dai ‘centri’, fatto oggi reso ancora più simbolico dalla complessità delle metropoli contemporanee".

"Ciò che cerco di fare col mio lavoro - prosegue - è rappresentare questa complessità, provare a darle un’ estetica, un’ attitudine, non solo un vestito. Vorrei che Valentino offrisse la possibilità di avere uno stile personale, caratteristica che penso interessi molto alle nuove generazioni. Io le guardo, le studio, mi interessa il loro tornare ai canoni classici della bellezza con un’attitudine completamente nuova, diversa, senza pregiudizi. Questa giovinezza mi interessa molto: ha poco a che vedere con l’ età e riguarda più la volontà di mischiare epoche, ricordi, estetiche e culture, quasi sempre classiche o storicizzate, con una modalità libera e forse un po’ punk".

Negli abiti e negli accessori della Cruise, Piccioli sembra prendere le distanze dal rigore e dalla tendenza a tutti i costi che hanno caratterizzato la maison Valentino di ieri: la sua apparente bulimia fornisce pezzi e spunti da rimaneggiare a piacere, offre possibilità più che trend.

Lo sport e l’athleisure, i look etnici, i ricami onnipresenti, le stampe di Zandra Rhodes, gli accessori con le borchie di plastica al posto di quelle dorate, persino le sneaker di piume e le infradito di pelliccia: tutto parla della possibilità di vestirsi non della necessità di abbigliarsi secondo una tendenza.

Trovo sia un approccio geniale: a cosa serve la moda se non a pendere spunto per poi rielaborare in modo personale?

Vestirsi significa esprimere qualcosa di sé e allora perché non farlo fino in fondo, dando libero sfogo alla creatività partendo dalle suggestioni che arrivano da quelle grandi celebrazioni dello stile e del saper fare che sono oggi le sfilate evento dei più importanti brand del lusso?

Libere tutte allora di ispirarsi, fuori da canoni rigidi, oltre regole stabilite!

A presto

Francesca

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