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La maglieria sostenibile è quella made in Carpi!

La maglieria sostenibile è quella made in Carpi!

La maglieria sostenibile è quella made in Carpi!

Oggi si parla tanto di moda sostenibile, di processi in grado di integrare etica ed estetica, e di innovazione responsabile nel fashion. Pare che i Millennials siano molto più interessati alla sostenibilità ambientale e sociale rispetto alle generazioni precedenti e poiché questa è la generazione dei consumatori di oggi e di domani, da parte delle aziende della moda e del lusso - grandi o piccole che siano - si è scatenata la corsa a fare della sostenibilità il nuovo asset della crescita.

Ci sono convegni, vengono commissionate ricerche e pullulano le iniziative sul tema. Però c'è qualcosa che non torna.

In Italia, almeno, avevamo una filiera del tessile-abbigliamento dagli standard molto elevati nei confronti del rispetto dei diritti dei lavoratori e della salvaguardia del territorio in cui le attività, sia esse di tipo artigianale che industriale, si svolgevano.

Avevamo (e abbiamo) leggi su leggi che regolano la condotta delle imprese e pure avevamo imprenditori illuminati, legati al territorio e alla comunità.

Avevamo anche i fantastici distretti della moda! Eppure in anni nefasti, in nome del profitto, abbiamo deciso di delocalizzare anche in Paesi lontani e nel contempo di non salvaguardare le nostre produzioni, aprendoci senza ritegno a quelle a basso costo e, di conseguenza, scarse garanzie di sostenibilità, provenienti, ad esempio, dall'Asia.

Ora ci accorgiamo che il tessile-moda ha fatto scelte azzaardate in nome del busness, con conseguenze spesso disastrose, come ci ricorda la tragedia del Rana Plaza avvenuta nel 2013.

Mi sembra si sia smantellato troppo rapidamente un sistema moda basato su significative conquiste e sulla sensibilità degli imprenditori, a favore del far west del low cost, di cui negli ultimi due decenni abbiamo celebrato le aperture di negozi e i trionfi.

Ma ora sembra che il mercato chieda esattamente quello che in Italia eravamo così bravi a fare ed è disposto a pagare per questo: capi di qualità, fatti di materie prime ecologiche come la lana, utilizzando sostanze sempre meno tossiche per il consumatore finale e inquinanti per il territorio.

Il fatto di avere una legislazione di un certo tipo e sempre pronta ad alzare l’ asticella in fatto di tutele ci aveva messo già anni fa nelle condizioni di realizzare una moda etica.

Ora però la moda etica è di moda. Intanto però noi abbiamo perso per strada pezzi significativi di quella prestigiosa filiera del tessile-abbiglimento. Che peccato!

Per quando riguarda il marchio TitìMilano, i cui capi in maglia sono prodotti a Carpi, quindi ci sentiamo la coscienza perfettamente a posto e siamo in grado di rispondere anche ai più elevati standard di sostenibilità, cari Millennials.

Il modo per avere capi etici è farli rigorosamente in Italia!

A presto

Francesca

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