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Maglieria Made in Italy: è tempo di reshoring?

Maglieria Made in Italy: è tempo di reshoring?

Maglieria Made in Italy: è tempo di reshoring?

Molte realtà produttive del settore moda, e maglieria in particolare, si sono giovate e fatte forti di rappresentare il made in Italy nel mondo, salvo poi delocalizzare in paesi più o meno vicini per ragioni economiche. Per fortuna oggi la tendenza si sta invertendo, e sempre più spesso assistiamo al percorso inverso.

Emblematico è il caso di Benetton che, dopo aver lanciato il maglione Essential TV31100, ha aperto nel complesso produttivo di Castrette di Villorba, in provincia di Treviso, un’ area per la realizzazione dei capi concepiti e realizzati in house, in ossequio al made in Italy.

Un ripensamento che non riguarda certo la proposta di maglieria di qualità di TitìMilano, la cui produzione è rigorosamente made in Italy, ma che è un significativo segno dei tempi, e che invita a riflettere.

Avrete certamente sentito parlare del fenomeno del reshoring, ossia la tendenza a riportare in Italia alcune produzioni che negli ultimi decenni si era scelto di delocalizzare in Paesi più o meno vicini, a causa del minor costo del lavoro.

Ebbene anche il settore della maglieria, da qualche tempo e in alcuni specifici casi, non è esente da questa esperienza. Il colosso Benetton, che alla fine degli anni Sessanta rappresentò una rivoluzione nel mondo della maglieria, con le sue maglie colorate dall'ottimo rapporto prezzo/qualità e i suoi negozi, ha recentemente messo in campo iniziative che vanno in questa direzione, spinto, fra l'altro, da alcune ricerche che attestano come le nuove generazioni siano maggiormente attente agli aspetti della produzione.

Una ricerca condotta nel nostro Paese da PwC, che ha coinvolto 3.106 giovani con un'età media di 24 anni, ha attestato che i Millennials sono una generazione molto sensibile ai temi dell'eco-sostenibilità, favorevoli quindi ai progetti di reshoring che mirano a riportare la produzione delle aziende in Italia. L'indagine ha evidenziato che i Millennials conoscono il possibile impatto positivo di progetti di reshoring a livello economico ed occupazionale e operano scelte d'acquisto che premiano le aziende eco-friendly. Il 50% degli intervistati, in particolare le donne, pensa che la decisione di riportare le produzioni in Italia migliori la reputazione dell'impresa. Il 33% degli interpellati, con le donne in testa, si dichiara propenso a comprare prodotti di un'azienda che ha adottato strategie di reshoring, con il 50% disposto a farsi carico di una lieve maggiorazione di prezzo pur di acquistare un prodotto reshored.

Nelle nuove generazioni si fanno avanti anche nuovi criteri di consumo: il 65% dei Millennials è propenso a spendere di più per mettere nel guardaroba pochi capi di qualità, a scapito della moda "mordi e fuggi". Considerazioni che fanno riflettere su una rivoluzione, lenta ma inesorabile, che sta avvenendo nei consumi di moda. E che, tra l'altro, ha spinto un colosso come Benetton a lanciare il TV31100 (il nome si rifà al codice che identifica la località dove, nel 1965, nacque Benetton): un nuovo concetto di pullover, 100% made in Italy, con cui il gruppo trevigiano da 1,5 miliardi di euro di ricavi torna alle radici, puntando su heritage, tradizione manifatturiera italiana e sostenibilità. Per la produzione sono stati riallocati 36 macchinari nel quartier generale di Benetton di Castrette di Villorba, in provincia di Treviso, utilizzando in particolare l'avveniristica tecnica di tessitura Whole Garment Technology, in grado di annullare gli sprechi di lana e consentire un ridotto impatto ambientale. L'obiettivo è andare oltre alla semplice limited edition: fare il primo passo per ampliare il focus del progetto TV31100, riportando alla ribalta i valori da cui l'ascesa di Benetton è partita: qualità, comfort, colore, contenuti basici ma ben realizzati. E made in Italy ovviamente.

Valori da cui, tracciando le debite distanze fra una grande realtà industriale e una di nicchia, è partita l'esperienza di TitìMilano. Da quando siamo nati abbiamo puntato su una produzione di pochi capi ma di grande qualità. Tutti i nostri modelli sono rigorosamente made in Italy (anzi, made in Carpi!) e contraddistinti da un rigoroso controllo qualità. Siamo consapevoli della sensibilità eco-friendly che contraddistingue le nuove generazioni e con la nostra proposta di maglieria in filati pregiati ci sentiamo perfettamente in sintonia con la nuova tendenza ad acquistare pochi capi ma di qualità, a scapito della moda "mordi e fuggi”.

Evviva la slow fashion quindi.

A presto

Francesca

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