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Una stilista in giro per mostre

Una stilista in giro per mostre

Una stilista in giro per mostre

Il lavoro di una stilista, e dunque anche di una stilista di maglieria, è fatto di una continua ricerca, che non si limita alla scelta dei filati, dei colori e dei modelli.

Questo aspetto arriva solo alla fine di un percorso più ampio, che si nutre dell'approfondimento di vari aspetti della moda, del costume e della società. Un iter che passa anche dalla visita alle mostre e alle rassegne più significative su fashion e dintorni, in grado di mettere a fuoco una determinata epoca storica oppure offrire una retrospettiva sul lavoro di un designer o ancora raccontare la nascita di una certa tendenza. Per questo mi informo sempre sulle mostre della moda che sono in calendario, in modo da poter programmare per tempo la visita di quelle che mi stimolano di più.

Da qui ai prossimi mesi ci sono, in particolare, quattro eventi espositivi che non vorrei perdermi: due sono in Italia (e non dovrebbe essere difficile fare una capatina in qualche weekend libero), mentre gli altri due hanno sede a New York e qui la preparazione del viaggio diventa decisamente più complicata.

Chissà se ce la farò!

In ogni caso ve ne parlo volentieri, per condividere una parte importante della mia attività di creatrice di una linea di maglieria di qualità. Fino al 3 settembre è in corso a La Venaria Reale di Torino la mostra "Jungle. L'immaginario animale della moda". La rassegna racconta, attraverso un centinaio di abiti e accessori, l’evoluzione dell’animalier, ovvero i diversi modi in cui manto e forme animali sono stati rielaborati dalla moda. Dall’imitazione perfetta del pattern, all’invenzione di altre fantasie e colori che si rifanno a questo mondo, tutto inizia nel 1947 con la sfilata di Christian Dior Haute Couture, che segna il debutto dell'animalier in passerella e consacra questo tema alla storia della moda. Un’ ispirazione che non si è mai sopita: al fashion piace imitare la natura più selvaggia.

La mia seconda tappa alla ricerca di stimoli culturali e di moda potrebbe essere nel cuore del distretto toscano della lana e della tessitura: Prato. Qui, presso il Museo del Tessuto, dal 14 maggio 2017 al 29 aprile 2018, si tiene la mostra "Il Capriccio e la Ragione. Eleganze del Settecento europeo", che ha la particolarità di collegare la moda all'arte. Si tratta, infatti, di un percorso fra oltre cento reperti, articolati in tessuti, capi d’abbigliamento femminili e maschili, porcellane, oggetti d’arredo, dipinti e incisioni, nato dall'alleanza fra Gallerie degli Uffizi e Fondazione Museo del Tessuto di Prato, con calzature dell'epoca in arrivo anche dal museo Salvatore Ferragamo.

Fra le mostre che vorrei visitare c'è anche "Art of the In-Between", dedicata al lavoro di Rei Kawakubo, stilista di Comme des Garçons, appena inaugura e aperta fino al 4 settembre 2017 al Metropolitan Museum of Art di New York. Per la seconda volta soltanto è stata selezionata dal Constume Institute della prestigiosa istituzione una stilista ancora in vita, dopo la scelta di Yves Saint Laurent nel 1983. Di sicuro un importante riconoscimento per la creativa giapponese, artefice di Comme des Garçons: non solo una delle più rappresentative degli ultimi 40 anni ma anche una delle più all'avanguardia. Per l'occasione il curatore Andrew Bolton ha selezionato più di 150 creazioni della designer, suddivise in otto temi, che permettono di comprendere a fondo l'opera di Kawakubo nella sua complessità, ma anche nella sua integrità: fashion/anti-fashion, design/not design, model/multiple, then/now, high/low, self/other, object/subject, clothes/not clothes. Il grande quesito che la mostra pare faccia emergere è il seguente: è la moda a influenzare l'arte o viceversa?

Successivamente, dall'1 ottobre 2017 al 28 gennaio 2018, al MoMA di New York è in programma "Items: Is Fashion Modern?". Questa esposizione si interroga invece su quanto un capo o un accessorio, basico o meno, sia in grado di plasmare un'epoca. Alcuni esempi: la classica T-shirt bianca, il tubino nero, le infradito e i Levi’s 501. Il MoMA ha raccolto 99 items che hanno avuto un impatto significativo sulla storia e sulla società del 20esimo e del 21esimo secolo e che continuano a essere attuali anche oggi. In pratica questa esposizione si prospetta come un faro, coordinato da Paola Antonelli, per tutti i collezionisti (e feticisti) dei cosiddetti capi iconici.

Non male questo piccolo giro del mondo in quattro mostre, vero?

Spero di avervi allettato e galvanizzato quanto lo sono io, speranzosa che l'intenso lavoro alle nuove collezioni in maglieria di TitìMilano mi lasci qualche giorno per partire, se non per New York, almeno per Torino e Prato!

A presto

Francesca

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