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Il pantalone palazzo Arp, sinonimo di eleganza easy e understate.

Il pantalone palazzo Arp, sinonimo di eleganza easy e understate.

Il pantalone palazzo Arp, sinonimo di eleganza easy e understate.

Uno dei capi più d'impatto e che amo maggiormente della nuova collezione TitìMilano della primavera-estate 2018 è il pantalone palazzo Arp. Realizzato in cotone e Lurex, lavorati jacquard a formare un motivo "artistico", complesso e raffinatissimo, Arp ha la vita moderatamente alta e cade ampio e fluido sulla gamba, regalando a chi lo indossa comodità, ma al tempo stesso incredibile eleganza e femminilità.

Ha, inoltre, il vantaggio di stare bene a tutte le donne, perché slancia e allunga, se indossato seguendo piccoli accorgimenti che più avanti vi indicheremo. Infine, è un capo che porta con sé le suggestioni del "pigiama look" o della "divisa da salotto", ossia una lunga storia, fatta di liberazione del corpo femminile, contaminazione culturale, jet-set internazionale e feste capresi. Vediamo perché.

Fra le prime stiliste a proporre il pantalone ampio e scivolato sulla gamba troviamo la "solita" Coco Chanel che nella prima fase della sua lunga carriera nella moda, quando si trovava a Deauville, in Normandia, durante la prima guerra mondiale, mise a punto un tipo di abbigliamento comodo e adatto alla vita quotidiana nella località marina, a favore delle signore dell'alta società che vi si trovavano a vivere a quel tempo, in fuga da Parigi per via della guerra.

Coco Chanel si ispirò all'abbigliamento della gente di Deauville, che lavorava sul mare e indossava maglioni, cuffie di lana e pantaloni comodi. La stilista realizzò pantaloni da marinaio abbottonati sul davanti. Negli anni Trenta, grazie sempre all'inossidabile Coco, i pantaloni ampi divennero parte di "pigiami" da relax o da spiaggia ed erano in tessuti lasciati liberi di fluttuare, come il jersey per il giorno e il crêpe de chine per la sera. Nel solco di questa tradizione si inserisce il lavoro di Irene Galitzine e lo straordinario successo del suo pigiama palazzo.

Colei che passò alla storia come la "principessa della moda", principessa lo era davvero: era nata a Tbilisi, in Georgia, nel 1916, per trasferirsi a Roma in tenera età, in fuga dalla rivoluzione d'ottobre. A Roma venne educata come una ragazza della migliore aristocrazia internazionale e negli anni Quaranta iniziò a lavorare presso l'atelier delle Sorelle Fontana, per le quali fece l'indossatrice e curò le pubbliche relazioni, in virtù della sua avvenenza, dei modi aristocratici e della conoscenza di svariate lingue. Più tardi, dopo essersi recata a Parigi per conoscere da vicino i grandi stilisti del tempo (Christian Dior, Cristobal Balenciaga, Hubert de Givenchy ed Elsa Schiaparelli), decise di aprire una sua casa di moda e nel 1960 fece sfilare sulla passerella della Sala Bianca di palazzo Pitti a Firenze una sua collezione Boutique, all'interno della quale non passò inosservato il modello pigiama palazzo, così battezzato dalla famosa giornalista Diane Vreeland, che parlò anche di una moda "superba e femminile". Il pigiama palazzo di Irene Galitzine si impose come simbolo di un'eleganza rilassata, che non rinuncia alla libertà e alla comodità del corpo, così come alla contaminazione culturale, essendo un riuscitissimo mix di elementi esotici e signorili.

L'ispirazione venne alla stilista dai suoi lunghi soggiorni sull'isola di Capri, che all'epoca viveva la sua grande stagione mondana. La principessa stessa organizzava feste, dove erano di casa Jacqueline Kennedy, la famiglia Agnelli, Greta Garbo, Onassis e la Callas. Una delle massime estimatrici del pigiama palazzo fu proprio Jacqueline Kennedy, che nel 1963 scrisse alla principessa: "Ogni sera io, Jayne (Wrightsman), Marella (Agnelli) e Lee (Radziwill) siamo con la tua uniforme".

Da allora il "pigiama look" suggerisce un'idea di eleganza raffinata e disinvolta, da jet-set internazionale, vacanziero e mondano ed è precisamente a questo concetto che mi sono rifatta per mettere a punto il pantalone palazzo Arp della collezione TitìMilano della primavera-estate 2018. Arp è un capo distintivo, in grado di vestirvi a 360 gradi e rendervi eleganti in ogni occasione estiva, senza rinunciare alla praticità e alla comodità di un pantalone in maglia, ampio e scivolato, quasi come una tuta.

Lo potete indossare con il bomber Chase o il gilet Balla nella stessa fantasia jacquard, se amate osare e non vi spaventano gli eccessi in fatto di "decorativismo spinto" o "effetto tappezzeria" un po' alla Gucci, oppure con un sopra in tinta unita, per stemperare ed esaltare insieme l'impatto dato all'outfit dalla ricca e preziosa materia del pantalone.

Per quanto riguarda le calzature, Arp dimostra ancora una volta la sua versatilità. Per un look da giorno potete scegliere un sandalo con zeppa, comodo e nel contempo "rialzante", ma anche una stringata dalla suola importante o, perché no, una sneaker giovane e trendy. Sconsigliate invece le ballerine, soprattutto quelle rasoterra, perché rischiano di scomparire completamente sotto la zampa del pantalone, accorciando la figura. Per la sera spazio alle décolleté con tacco oppure a modelli con plateau per raggiungere vette altissime senza troppe rinunce in termini di equilibrio e camminata agile e decisa.

Ricordate quanto abbiamo detto a proposito della eleganza rilassata che accompagna il concetto di "pigiama look"? Un altro suggerimento è sulla borsa da accompagnare all'outfit. Essendo il pantalone palazzo un modello dai volumi importanti, preferite bag dalle dimensioni ridotte o pochette, più informali per il giorno e più preziose per la sera. Perfetta in ogni caso una tracollina alla Chanel oppure un secchiellino, estivo e informale.

Per tutto il resto immaginate come poteva essere l'atmosfera delle feste del jet-set internazionale sull'isola di Capri negli anni Sessanta…

Avrete risolto ogni dubbio di moda e vi sentirete come Jacqueline Kennedy!

A presto

Francesca

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