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Dal costume in maglia a oggi: breve storia del beachwear

Dal costume in maglia a oggi: breve storia del beachwear

Dal costume in maglia a oggi: breve storia del beachwear

Il caldo eccezionale di questi giorni di fine maggio ci fa sognare, progettare e magari anche, nel caso delle più fortunate, concretizzare weekend al mare. Scatta allora la riesumazione dagli anfratti dei nostri guardaroba dei costumi da bagno dell’ anno scorso, con relativa ansiogena prova costume e magari la decisione di acquistare nuovo beachwear per la stagione alla porte: indipendentemente da come è andata la prova costume, si ha sempre voglia di qualcosa di nuovo da sfoggiare in spiaggia o a bordo piscina! Ma quali modelli acquistare?

Un tempo i costumi da bagno erano in maglia. La loro nascita si colloca negli anni Trenta. Allora il costume da bagno fatto a maglia ricoprì un ruolo significativo nella ridefinizione del decoro nell’ abbigliamento sportivo e non. Indossato per prendere il sole, per il nuoto e per altri sport acquatici, il costume da bagno permise ai fotografi dell’ epoca di diffondere legittimamente immagini di donne e uomini seminudi, imprimendo una svolta non indifferente nella storia della società e del costume.

Questo inedito capo d’a bbigliamento fu terreno di sperimentazione ovviamente anche per gli stilisti del tempo: Elsa Schiaparelli estese il suo repertorio di capi in maglia includendo costumi da bagno che avvolgevano il corpo, enfatizzandone le forme con giochi di righe orizzontali e verticali. Il costume con la schiena scoperta divenne un must e aprì la strada anche a indumenti succinti adatti ad altri sport. Si affermarono, inoltre, abiti da spiaggia ampi, vestiti corti e culotte. Realizzati in morbido jersey, oppure in cotone o lino, avevano le stesse linee fluide dei vestiti avvolgenti di moda allora, con lembi di stoffa tagliata di sbieco e un’ enfasi su elementi decorativi come bottoni, fiocchi e cravatte sotto lo scollo a v.

Naturalmente i costumi da bagno in maglia degli anni Trenta avevano lo svantaggio di essere un po' pesanti e soprattutto di deformarsi quando si bagnavano. L'industria della maglieria del tempo fece numerosi esperimenti per ovviare al problema, inclusa l’ introduzione di fibre elastiche nel processo di tessitura, ma fu solo con la disponibilità di un filo di nuova invenzione, il Lastex (una seta sintetica, satinata ed elastica), che la stoffa ottenne l’ elasticità e la robustezza necessarie a definire il corpo. Arriviamo così, passo dopo passo, elastomero dopo elastomero, alla nascita del costume da bagno come lo consociamo oggi.

Il design negli anni ha ovviamente conosciuto mille mutazioni, in risposta alle mode e alle esigenze del momento. Ricordiamo, ad esempio, la nascita del bikini nel 1947 a opera del sarto francese Jacques Heim e dell'ingegnere svizzero Loius Réard. Il bikini (che deve probabilmente il suo nome al test nucleare effettuato nel 1946 sull’ atollo Bikini nel Pacifico) si vede per la prima volta in passerella a Parigi indossato dalla modella francese Micheline Bernardini. Un bikini verde e bianco a pois della stilista statunitense Carolyn Schnurer apparve poi nel 1947 sull'edizione americana di Harper's Bazaar.

Sebbene il costume due pezzi si fosse già visto in passato, il moderno bikini consisteva in un sottile top strutturato e in una metà bassa estremamente sgambata, che lasciava scoperte le cosce e l'intero busto al di sotto del seno. L’ esiguità di questo costume da bagno provocò indignazione, in particolare per l’ esposizione dell'ombelico, e fu solo negli anni Sessanta, con la liberazione sessuale, che tale modello ottenne un largo consenso. Negli anni Cinquanta il bikini era indossato quasi solo dalle pin-up e dalle attrici del grande schermo come Brigitte Bardot, a cui l'indumento è indelebilmente legato, dopo l’ apparizione nel film di Roger Vadim "E Dio creò la donna", del 1956. Sebbene B.B. avesse già girato 16 film, questa pellicola rappresenta la vera consacrazione dell’ icona francese, come simbolo di una sensualità moderna e consapevole, dopo l’ epoca delle maggiorate. La Bardot negli anni Cinquanta sembra lontanissima dalle sue colleghe americane, con i suoi capelli sciolti e non cotonati, l'abbronzatura e la grazia tutta francese.

Oggi il bikini è il modello di costume da bagno da donna più diffuso. Senza togliere nulla all’ eleganza del costume intero, è più pratico, asciugandosi velocemente, e soprattutto ha un'immagine più giovane e accattivante. Sul modello da acquistare oggi c'è l'imbarazzo della scelta. Tanto che, a volte, la consumatrice rimane molto indecisa su quale sia la foggia che le dona di più. Un vero rebus orientarsi fra tutte le proposte presenti sul mercato. Il mio consiglio per capire davvero quale modello sia più adatto al nostro fisico è rivolgersi  ad una brava assistente alla vendita di un negozio specializzato. Troppo spesso ci si fa prendere dalle mode del momento o dalla tentazione di un costume oggettivamente bellissimo ma che non ci valorizza affatto.

Fatta questa premessa, se volete indossare un costume sotto i pratici cropped pant o la pencil skirt in maglia di viscosa di TitìMilano durante un viaggio al mare, per essere pronte per un tuffo, qualora vedeste una baia particolarmente invitante, direi di rimanere nell'ambito del mood sport-chic o athleisure che i miei capi per la primavera-estate 2017 incarnano.

A voi la scelta del modello in base al vostro fisico e al vostro gusto. Puntate però su linee pulite, fogge sportive quasi da campionesse di nuoto e colori in accordo con quelli dei pantaloni alla caviglia o della gonna tubino di TitìMilano da voi scelti: ossia i super classici bianco e nero, ma anche bluette, arancio e rosa, azzurro e verde!

Buon weekend al mare!

A presto Francesca

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