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Maglieria in viscosa: tutti i plus del filo che imita la seta

Maglieria in viscosa: tutti i plus del filo che imita la seta

Maglieria in viscosa: tutti i plus del filo che imita la seta

Chi si interessa da vicino alla viscosa deve ripercorrere necessariamente, almeno in parte, il cammino della seta.

La storia della viscosa è, in un certo senso, un capitolo, quello più recente, della lunga storia della seta. I più antichi tessuti serici conosciuti vengono fatti risalire al periodo tra il 1400 e il 1000 a.C. e furono rinvenuti in tombe cinesi del periodo Shang. Nessuno sa dire però quando ebbe inizio l'allevamento sistematico del baco da seta. Si ha, tuttavia, la certezza che i cinesi riconobbero ben presto il valore della seta come mezzo commerciale di scambio e allevamento del baco e produzione della seta furono per millenni tra i segreti meglio custoditi da questo popolo. Il monopolio che ne derivò aiutò la Cina a diventare una grande potenza commerciale.

Per molti secoli i cinesi esportarono solo i tessuti finiti, mai il filo. Presso i romani gli impalpabili tessuti di seta erano così apprezzati che venivano pesati in oro puro: un lusso che, anche tra i più abbienti, pochi si potevano permettere. La seta ebbe un prezzo elevato in tutti i tempi e fu sempre, di per sé, un prodotto molto raro. Solo nel 500 d.C. alcuni monaci nestoriani riuscirono a contrabbandare a Costantinopoli uova del baco da seta e semi del gelso e a questo punto non vi furono più ostacoli allo sviluppo della produzione serica in Occidente. In un primo tempo si diffuse in Asia Minore, Grecia e Spagna. In seguito si espanse verso nord, interessando l'Italia settentrionale, Marsiglia e Lione.

Il filo di seta estremamente fine rappresentò una grande sfida per le capacità dei tessitori dell'epoca. Quelli che si specializzarono nella seta acquisirono notevole prestigio, sviluppando e migliorando sempre la loro arte. Con la persecuzione degli ugonotti nell'anno 1685 molti tessitori serici della zona di Lione si trasferirono nei tolleranti territori protestanti della Germania. Sorsero così, in particolare nel Basso Reno, nuovi e importanti centri della tessitura serica, ma i tentativi di introdurre a queste latitudini l'allevamento del baco da seta fallirono, poiché il gelso, elemento vitale per il baco da seta, non riuscì ad acclimatarsi. Nel corso dei secoli, tuttavia, soprattutto per far fronte alle richieste di un pubblico più ampio, si era sempre cercato di strappare alla natura il segreto della seta, al fine di poterla produrre artificialmente. Questi tentativi furono numerosi e avventurosi come quelli per produrre l'oro e, per tanto tempo, altrettanto vani.

La viscosa ha, infatti, la sua origine nella natura e solo il notevole lavoro scientifico che fu fatto con le fibre vegetali, come il cotone e il lino, avvicinò l'uomo alla realizzazione del sogno della "seta artificiale" incarnato dalla viscosa. Nel 1839, ad esempio, il francese Payen riuscì a isolare per la prima volta cellulosa da un albero. Per fare questo fu necessario separare la cellulosa dal secondo elemento costituente del legno: la lignina.

Questa separazione della cellulosa dalla lignina è di particolare importanza per la produzione industriale della viscosa. Tuttavia, fino alla messa a punto del cosiddetto "procedimento viscosa" dovrà ancora passare del tempo e, come del resto succede spesso nel caso delle grandi scoperte, la via intrapresa deviò in numerose direzioni prima di arrivare al risultato finale. Negli ultimi anni dell'Ottocento ci furono gli esperimenti e i brevetti che portarono alla nascita della viscosa così come la conosciamo noi. In particolare, in Inghilterra venne presentata domanda di brevetto per un procedimento, in base al quale la cellulosa veniva portata allo stato liquido con l'aiuto di soda caustica diluita.

Questo principio fu poi denominato "procedimento viscosa" e il filo prodotto venne all'inizio chiamato seta artificiale alla viscosa. All'Esposizione Universale di Parigi del 1900 furono presentati ufficialmente i primi fili e i primi tessuti di viscosa. L'interesse per questo materiale fu notevole: la viscosa prometteva di poter diventare un'alternativa alla seta da prendersi in seria considerazione. Con il passare del tempo il "procedimento viscosa" fu continuamente perfezionato. Il filo diventò sempre più fine, la qualità sempre più elevata. A questo sviluppo non diedero il loro contributo solo i produttori di viscosa. Anche i tessitori serici parteciparono attivamente, con la loro esperienza, al perfezionamento della viscosa.

Oggi questa fibra dà origine a fili di pregio, molto apprezzati nella moda per le loro caratteristiche intrinseche. Innanzitutto, la viscosa è caratterizzata da un alto grado di perfezione. Il filo è di un'incomparabile finezza e precisione.

Per migliaia e migliaia di metri mantiene costanti resistenza e struttura. Inoltre, la naturale, serica lucentezza della viscosa favorisce l'effetto ottico dei colori.

La tintura conferisce ai fili di viscosa una tipica, inconfondibile brillantezza. Come la seta, anche la viscosa ha la sua origine nella natura e pertanto presenta tutta una serie di proprietà naturali.

Queste determinano l'elevato comfort dei tessuti e della maglieria in viscosa, concepiti anche e soprattutto per l'abbigliamento che viene portato a diretto contatto con la pelle, ambito in cui le doti della viscosa trovano la loro massima espressione.

Bene.

Dopo questo lungo excursus, avrete certamente capito perché amo la viscosa e l'ho voluta per la collezione di maglieria TitìMilano della primavera estate 2017.

La viscosa è quanto di più vicino alla seta ci possa essere.

E presenta anche dei vantaggi, essendo più resistente e di più facile manutenzione!

Provatela, ne sarete entusiasti.

A presto

Francesca

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