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TitìMilano: una "classica storia italiana" che parla di maglieria di qualità

TitìMilano: una "classica storia italiana" che parla di maglieria di qualità

TitìMilano: una "classica storia italiana" che parla di maglieria di qualità

Se da un lato la storia di TitìMilano è una “classica storia italiana” che parla di maglieria di alta qualità, fatta di tradizione, famiglia e buon gusto, d’altra parte è vero che la avvolge un’aura quasi misteriosa, che fissa l’inizio di tutto a (quasi) un secolo fa.

Oggi vi racconto perché, pur avendo fondato ufficialmente TitìMilano nel 2016, posso dire che la sua data di nascita ideale risalga al primo dopoguerra, quando mia nonna Iris Bigi aprì il maglificio Bigi in via Tadino 8 a Milano. Era un’epoca fervente di novità e trasformazioni e Iris, che era una donna attenta e intelligente, aveva capito la portata dei cambiamenti in atto, e il ruolo sociale che la moda era chiamata a giocare nell’elaborazione della nuova femminilità. La moda era sempre stata la sua passione, e ora poteva diventare uno strumento di emancipazione per lei e per tutte le donne.

La mancanza degli uomini impegnati al fronte aveva costretto le donne a lavorare, e questo le aveva portate a una nuova consapevolezza. La loro importanza, anche nell’ambito economico, era la leva per la rivendicazione di un ruolo paritario e di una nuova indipendenza. Se datano ad allora i primi movimenti femministi e le prime lotte per il voto e l’istruzione, parimenti la cultura e le arti vedevano le donne assumere posizioni di primissimo piano, con accenti trasgressivi se non libertini. Le donne quindi lavoravano, fumavano e portavano i pantaloni, nel vero senso della parola.

Finalmente busti, pizzi e crinoline cedevano il passo al tailleur, alle mise mascoline, e all’abbigliamento sportivo, che sembravano rispondere meglio alle nuove istanze di praticità e comfort, funzionali alle nuove abitudini e contemporaneamente manifesto di nuovi valori. Si diffondevano contemporaneamente anche i primi materiali sintetici, rivoluzionari per la loro elasticità e facilità di lavaggio.

Anche se Coco Chanel fu la voce più autorevole e sovversiva di questa rivoluzione, lo strumento concreto di questo cambiamento epocale furono tutti quei piccoli creativi e stilisti che, producendo nei loro piccoli laboratori, vestivano le donne ogni giorno. Tornando a Iris, questa era l’aria che si respirava quando, aiutata dalla mamma Predittiva Fontanesi, aprì il laboratorio di maglieria a Milano. Io ovviamente non esistevo, quindi questi sono i pochi ricordi che ho faticosamente raccolto da mia mamma Clara, che da bambina amava passare il tempo in bottega cucendo i vestitini della sua bambola preferita. Lo descrive come uno spazio colorato e un po’ caotico, dove lavorava la nonna con tre aiutanti, e che periodicamente si affollava, a volte di rappresentanti che portavano i campionari di filati, a volte di clienti che venivano a vedere le novità.

Iris era autodidatta, disegnava da sola i nuovi modelli e li indossava personalmente, in una sfilata semplice ma efficace. Le signore della borghesia milanese amavano le creazioni di Iris, e non mancavano mai alle sue presentazioni, dove ordinavano i capi e si facevano prendere le misure. Anche se il maglificio Bigi ebbe un discreto successo e Iris guadagnava molto bene, a metà degli anni cinquanta chiuse, per ragioni che oggi ignoriamo. Mia mamma Clara non si ricorda in quali circostanze l’attività terminò, e purtroppo ad oggi non rimangono tracce: non si conservano né documenti, né capi realizzati, né immagini. Iris tornò così a fare la mamma, la moglie e, dopo diversi anni, la nonna. Quando nacqui io nonna Iris aveva una certa età ma grande energia, e non rinunciò a trasmettermi tutto quanto sapeva in fatto di eleganza e femminilità. Fu la mia maestra di stile, fu lei ad instillare in me, goccia dopo goccia, la passione per la moda, ad educare il mio gusto, a plasmare il mio stile, a fare di me, a mia insaputa, una stilista. Passavamo interi pomeriggi rovistando nel suo armadio, e mentre io provavo ogni sorta di capo o accessorio, lei mi descriveva materiali, fattura e usi. Così è nata l’insana passione per la moda che oggi ha dato vita a TitìMilano, un amore che ho custodito nel mio cuore pur seguendo una diversa strada professionale.

Seguendo le orme paterne ho studiato biologia e approfondito le malattie genetiche, lavorando all’Istituto di ricerca del San Raffaele. Dopo tanti anni ho lasciato il laboratorio per dedicarmi ai miei figli (ne ho tre!). E ora, ho deciso finalmente di seguire il cuore. Non ho frequentato una scuola di moda, non ho seguito un percorso canonico per diventare stilista e sono, come mia nonna Iris, quasi autodidatta. Quando ho deciso di intraprendere questa avventura ho scelto una modellista che mi insegnasse a disegnare, tagliare e cucire, con l’intento di acquisire le tecniche e perfezionare la mia manualità. Ho iniziato a frequentare tutte le fiere di settore, le sfilate, le fiere, assistita da un team di esperti in grado di spiegarmi le caratteristiche dei materiali e delle lavorazioni, e svelarmi i trucchi del mestiere. Mi tengo aggiornata sulla stampa specializzata, e studio tantissimo, senza risparmiare né tempo né energie. Scelgo severamente i miei fornitori e produco interamente in Italia, perché sono convinta che la qualità debba essere la mia cifra distintiva, un valore imprescindibile, in un’epoca dominata dal diktat “usa e getta”.

Credo che oggi ci sia un gran bisogno di verità e concretezza, di qualcosa che sia rassicurante e capace di esprimere la propria identità. TitìMilano non ha la presunzione di creare capi “fashion”, ma ha come unico obiettivo quello di vestire le donne di oggi, come faceva Iris. Potrebbe sembrare uno slogan scialbo e abusato ma esprime un concetto fondante della mia estetica: voglio che la maglieria TitìMilano sia contemporanea, ovvero funzionale alle esigenze della vita frenetica che le donne conducono ogni giorno, accattivante e originale nel design, indubitabile per qualità e durata nel tempo.

La collezione di maglieria TitìMilano si compone di modelli trasversali che possono essere indossati su un jeans in ufficio o su un abito la sera, abbastanza classici da incontrare il gusto di donne molto diverse ma mai banali, dalla vestibilità “facile” per adattarsi a silhouette differenti. Questo concept molto semplice è la mia forza, un ancoraggio alla realtà che mi salva da sbandamenti estetizzanti all’inseguimento di tendenze effimere, a volte così affascinanti da far perdere la testa (a chi non piace la moda con la M maiuscola!). Per il resto sono molto istintiva, l’immaginazione è il mio principale strumento di lavoro, ciò che mi permette di “vedere” la collezione materializzarsi nella mente.

Viaggio tantissimo e sono curiosa, tutto mi stimola e cerco ovunque il bello, consapevole di avere un lungo percorso da fare, tanto da imparare, una nuova creatura da crescere. A proposito, quasi dimenticavo: se vi state chiedendo il perché del nome TitìMilano, sappiate che deriva dal soprannome della mia prima figlia, Matilde.

Sorrido a pensare che, dopo quasi un secolo, l’eredità e gli insegnamenti della mia cara nonna Iris rivivano nelle creazioni che portano il nome della sua bisnipote, come se un invisibile fil rouge, attraverso le donne della mia vita, collegasse passato e futuro.

Ora sapete tutto, spero di non avervi annoiato, e che abbiate capito perché TitìMilano è una classica storia italiana, che parla di maglieria di alta qualità.

 

A presto Francesca

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