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Il tre pezzi in jersey: la rivoluzione di Coco

Il tre pezzi in jersey: la rivoluzione di Coco

 Il tre pezzi in jersey: la rivoluzione di Coco

Tra miei brevi excursus sulla storia della maglieria non potevo non dedicare un post alla stilista che, a parer mio e non solo, fece della maglia un manifesto di nuovi valori. Parlo di Coco Chanel, che ebbe un ruolo fondamentale nel modernizzare e democratizzare l'abbigliamento femminile riuscendo a scardinare i dettami dell’epoca con la sola arma della semplicità dei materiali e delle silhouette.

Nel mio percorso di approfondimento della storia della moda e, in particolare, della maglieria una figura dirompente e innovativa, che mi ha affascinata per l'indirizzo che ha saputo imprimere al modo di vestire delle donne, è sicuramente quella di Coco Chanel. Senza tema di smentita si può dire che questa grande stilista fu la prima a proporre un abbigliamento "moderno": la sua estetica votata alla comodità e all'essenzialità intercettò, infatti, le esigenze e i desideri delle donne, che negli anni Venti e Trenta rivendicavano di avere una vita più attiva e completa. Il suo pionieristico completo in tre pezzi in jersey divenne una certezza nel guardaroba di ogni donna dell'epoca, colta ed evoluta, in cerca di emancipazione, anche sul fronte dell'abbigliamento. Composto da un cardigan con tasche a toppa, una gonna e un pullover, questo insieme utilizzava un jersey prodotto con macchine da maglieria circolari, sviluppate dall'azienda francese Rodier.

Nel 1916 madame Chanel ricorse a questo materiale, considerato allora umile, per creare indumenti che garantissero libertà di movimento e non nascondessero le forme del corpo, mandando in pensione di fatto la silhouette delineata dal corsetto, tipica della Belle Epoque, a favore dell'elegante dinamismo che caratterizzava la donna moderna. Col perfezionarsi dei metodi industriali di produzione di massa, il completo in tre pezzi di maglia divenne facile da copiare e realizzare all'infinito, diffondendosi presso un pubblico sempre più ampio. Abiti di così pronta vestibilità e manutenzione non necessitavano dell'aiuto di cameriere o personale specializzato nella vestizione e nella cura dei capi.

Ho letto che la propensione di Coco Chanel per l'abito semplice e i tessuti pratici potrebbe essere ricondotto ai suoi natali modesti. Gabrielle Bonheur "Coco" Chanel nacque nel 1883 da madre nubile e fu mandata in un istituto per orfani, per poi trovare impiego come sarta a diciotto anni. A ventitré divenne l'amante del facoltoso imprenditore tessile Etienne Balsan, che l'aiutò ad aprire una modisteria. Nel 1908 ebbe una relazione con un amico di Balsan, Arthur Edward "Boy" Capel, grazie al quale riuscì ad avviare un negozio nella cittadina di mare di Deauville, luogo di villeggiatura dell'élite francese, dove mise le sue competenze, e il suo stile pratico ed essenziale, al servizio di una clientela aristocratica, abituata ad acquistare alta sartoria.

Ed ecco che la rivoluzione nel modo di vestire le donne propugnata da Coco Chanel inizia a prendere piede e a diffondersi. Nel 1923 riuscì a trasformare abiti sportivi maschili in eleganti indumenti femminili da giorno. Prese inoltre a utilizzare stoffe di produzione britannica, come il tweed, o lane scozzesi, in tonalità tenui. La sua moda fu influenzata anche da capi maschili decisamente modesti, come la giacca caban (ampia e corta, di origine militare), le camicie bianche e le maglie in stile marinaro a righe Breton (di cui ho già diffusamente parlato in un post ad hoc, ricorrendo le righe anche nei pullover e nelle giacchine della collezione primavera-estate 2017 di TitìMilano). Durante gli anni Venti Coco Chanel semplificò ulteriormente il taglio dei suoi abiti, basando le silhouette sulla chemise, un vestito dritto, dal girovita basso, che calava dalle spalle. Nel 1926 introdusse il suo iconico tubino nero, un indumento in grado di rompere gli steccati fra le classi sociali, grazie alla sua estrema semplicità e alla sua grandissima diffusione.

Coco Chanel ebbe anche il merito non da poco di creare il mercato della bigiotteria, praticamente inesistente all’epoca o ritenuta dai più paccottiglia. Madame Coco commercializzava nelle sue boutique bracciali e collane a fili multipli di finte perle con catene e accessori color oro, che furono in breve tempo copiati e resi ancora più accessibili dall'industria di massa, rendendo in qualche modo antiquato indossare gioielli veri. Questa moda semplice e informale conquistò ben presto il mercato americano. Negli anni Venti le importazioni da Parigi e le copie dei prodotti concepiti nella capitale francese spopolavano nei grandi magazzini statunitensi. Con la svalutazione del franco francese e con la produzione di abiti sempre più economici, oltre che con il perfezionamento delle tecniche di promozione, le sartorie francesi riuscirono a mantenere il predominio per un altro decennio e soprattutto a ribadire il loro ruolo di faro nello stile. Particolarmente di successo furono in completi in jersey e gli abiti tricot beige di madame Chanel, insuperabile maestra di eleganza, capace, anche in virtù dell'attenzione al corpo e ai suoi movimenti e alla estrema linearità e praticità dei capi, di democratizzare la moda.

Madame Coco fu un talento incredibile, per cui nutro un'infinita ammirazione e che non smetterà mai di ispirarmi. Nel disegnare le mie collezioni di maglieria miro, infatti, a rispondere alle nuove esigenze e richieste delle donne di oggi, ancora più attive e dinamiche di quelle degli anni Venti e Trenta. Sicuramente con ancor meno tempo a disposizione per la prova dei vestiti e la cura dei dettagli, pressate fra carriera, famiglia e amicizie. Mi piacerebbe proporre loro capi in maglia passe-partout, comodi e sempre in forma, da poter indossare dalla sera alla mattina, cambiando solo qualche accessorio. Coco Chanel docet!

A presto

Francesca

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